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Il blog di Guido Vitiello

La Maja Madre (La Controra, 2)

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Controra2Visitavo di nascosto il mio primo amore proprio alla controra, mentre mio padre e mia madre riposavano qualche stanza più in là. Era la ragazza del paginone centrale; non già di Playboy – cose di là da venire – ma di un libro sul museo del Prado: era la Maja desnuda di Goya. Non che tra quelle pagine mancassero altri allettamenti, per un bambino alla vigilia della pubertà, diciamo pure altre conigliette: la ninfa addormentata del Baccanale degli Andrii di Tiziano, in una posa di abbandono sospettamente teatrale, che ancora non avrei saputo decifrare; la Danae noncurante, sovranamente ignara del suo spettatore, in contegno di mitologica gattamorta; la rotonda, matronale Eva di Dürer, a indicare la via di un erotismo salubre, e nella pagina a fronte le tre Grazie adescatrici di Hans Baldung Grien a trascinarmi sulla strada meno illuminata. Ma io ero fedele alla Maja, lei sola guardavo, distesa sulla sua ottomana di velluto verde tra i cuscini di seta, una diagonale bianca circonfusa dal buio. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

giugno 28, 2015 at 11:00 am

Pubblicato su Controra, Il Foglio

La divina obbligatorietà

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4Siccome i cinema erano ancora chiusi, martedì alle tre del pomeriggio sono andato ad ascoltare un dibattito sull’obbligatorietà dell’azione penale. Suona quasi perverso, lo so, ma ognuno ha le sue stravaganze, e poi la locandina pareva quella di un film d’azione fantascientifico o di un incontro di wrestling: due teste metalliche giganti che si fronteggiano (da una copertina dei Pink Floyd) e ai lati le squadre pronte ad azzuffarsi, tre magistrati contro tre avvocati, l’Anm contro la Camera penale di Roma. Inutile dire che la cosa è stata meno spettacolare e sanguinaria di quanto sperassi. L’Aula Europa della Corte d’Appello avrà pure un nome da multisala, ma non c’è il dolby surround, non c’è il 3D, di pop corn non se ne parla, senza contare che gli uomini di legge non si sfidano usando pistole laser ma rinfacciandosi articoli del codice, norme costituzionali, circolari del Csm. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

giugno 28, 2015 at 10:30 am

Demoni meridiani (La Controra, 1)

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L’anno scorso, per il Foglio, m’inventai una rubrica estiva che si chiamava La Controra. Ogni mercoledì, per undici settimane, dal 9 luglio al 17 settembre, scrissi di cose attuali in chiave inattuale, o di cose inattuali in chiave attuale: in un modo o nell’altro il tempo era sempre fuor di sesto, out of joint, come per Amleto. Vedete bene che se l’avessi pubblicata su UnPopperUno via via che usciva sul Foglio sarei caduto in una contraddizione lampante. Coerentemente con questa filosofia del ritardo (o dell’anticipo) sistematico, la presento dunque un anno dopo, ogni domenica fino alla fine di agosto, partendo dal solstizio d’estate, ossia da oggi.

***

Fu l’inglese Norman Douglas, vagabondo per la Calabria tra il 1907 e il 1911, la testa affollata di memorie ellenistiche, ad associare per primo la controra all’antica famiglia dei demoni meridiani. A Capo Colonna, non lontano da Crotone, nell’afa immobile e senz’ombra gli parve di rivivere quel mezzogiorno che per i Greci era l’ora greve, l’ora delle divinazioni e dei miraggi, quando i templi sono disabitati, le Sirene fiaccano i naviganti e le Ninfe portano al delirio i loro adoratori. “Adesso lo chiamano controra, l’ora di cattivo augurio. Uomini e bestie sono incatenati dal sonno, mentre gli spiriti si aggirano intorno, come a mezzanotte”. Così annotava in Old Calabria, al culmine del suo lungo itinerario da Lucera a Crotone. Citava poi il salmo 90, dove è detto che chi abita al riparo dell’Altissimo non avrà nulla da temere ab incursu et daemonio meridiano, dall’assalto del demone meridiano; geniale invenzione con cui i Settanta, seguiti da Girolamo, personificarono in demone quella che nel testo ebraico era anonima devastazione. Ma se il demonio meridiano era per gli asceti un tentatore insidioso, che veniva a visitarli nel deserto quando il sole era più alto e li macerava nell’accidia, il neopagano Douglas, cieco al discernimento degli spiriti, fu subito ammaliato dalle sembianze lusingatrici di quel genio “ingenuo e benigno”. Era caduto in sua balìa. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

giugno 21, 2015 at 1:55 pm

Pubblicato su Controra, Il Foglio

Abolire le prigioni (e trasformarle in monasteri)

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Valeria-Muledda-Nuclei-vitali-Le-Murate.-Progetti-Arte-Contemporanea-Firenze-foto-Alessandro-Naldi-3Diceva Altiero Spinelli che il carcere è una “piccola società cenobitica”, un monastero che impone al detenuto un insieme di regole ascetiche. L’ultimo capitolo di Abolire il carcere, il libro di Luigi Manconi, Stefano Anastasia, Valentina Calderone e Federica Resta pubblicato da Chiarelettere, ripercorre le tappe di questo perverso noviziato. Si comincia con la matricola, la perquisizione in ogni possibile orifizio, la visita medica, l’abbandono dei segni dell’identità precedente (documenti e oggetti personali), una fase che trova il suo corrispondente monastico nella spoliazione e nella tonsura. Poi si è accompagnati alla cella, non dal priore e dalla comunità dei confratelli, ma da uno stuolo di poliziotti. Comincia allora una vita di preghiera, che in carcere prende la sinistra forma burocratica della “domandina”, la richiesta da compilare e da inoltrare ai numi dell’autorità penitenziaria per ottenere l’accesso ai benefici più elementari. I tre voti religiosi – castità, povertà, obbedienza – sono anch’essi sfigurati in caricatura; specie l’obbedienza, che si traduce nella mimica servile della buona condotta, in un’umiltà affettata dietro la quale (cito ancora Spinelli) “può fiorire una orrida vegetazione di risentimenti, di cattiverie e di pervertimenti”. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

giugno 21, 2015 at 11:10 am

Come i garantisti divennero pelosi

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chewie“E oggi pelo vi vuol, pelo e non pelle, per far fortuna e innamorar le belle” si legge negli Animali parlanti di Giambattista Casti, poema satirico del primo ottocento. Gadda attribuiva il successo di Ugo Foscolo con le donne all’“irsuto petto” e ai basettoni, e ancora ai tempi di Sean Connery, di Burt Reynolds e di altri divi moquettati la regola conservava un suo valore. Ma in quest’epoca di polli spennati e di riti cruenti come la fotodepilazione laser la villosità pare caduta in disgrazia, e ormai riguarda solo il fenotipo di una sottospecie umana a rischio di estinzione: i garantisti. Non se ne può più. Alla fine anche Rodotà ha ceduto al pigro riflesso condizionato di associare quel sostantivo, garantismo, a quell’aggettivo, peloso. Per l’esattezza ha detto che Renzi è un garantista peloso da prima repubblica, che oltretutto è una ricostruzione darwinianamente inesatta. Quand’è che i garantisti si trasformarono in wookie, le enormi pelosissime creature di Guerre stellari? Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

giugno 14, 2015 at 4:52 pm

Hypnerotomachia Vitellii

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brazil-gilliamL’altra notte non ho chiuso occhio, per colpa del ministro Franceschini. O meglio per mia imprudenza, perché il saggio non dovrebbe mai attardarsi su internet nella delicata fase ipnagogica: c’è il rischio che la mente individuale si impigli come una mosca nella vasta ragnatela delle fantasticherie generate da una mente collettiva e insonne, e che la pervagatio mentis contro cui ammonivano gli asceti si faccia così forsennata da gettarci nell’agitazione e nell’irrequietezza. E insomma, a farla breve, ho letto nel dormiveglia questo tweet del ministro: “Faremo la Biblioteca Nazionale dell’Inedito. Un luogo dove raccogliere e conservare per sempre romanzi e racconti di italiani mai pubblicati”. Lì per lì non ho capito l’entità della minaccia. Speravo di cavarmela con una scrollata di spalle e una risata, davanti a questo grottesco analogo letterario dei cimiteri dei feti abortiti, e di assopirmi su una nota di buon umore. Ma poi i pensieri hanno preso ad associarsi ad altri pensieri, a proliferare con la rapidità di una colonia di batteri, e si è generato un vortice impossibile da contenere: di qui la notte in bianco, e due occhi sbarrati nel buio. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

giugno 10, 2015 at 1:34 pm

I santini di Giovanni Falcone e l’antimafia devozionale

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cadaveri-eccellenti-movie-poster-1976-1020540741I soldati che crocifissero Gesù si giocarono a sorte le sue vesti, e la metafora si presta bene a certi tentativi di accaparrarsi l’eredità morale di Giovanni Falcone. Ma è decisamente più adeguata una scena di Amore e guerra, il film di Woody Allen ambientato in Russia al tempo delle campagne napoleoniche: quella in cui la vedova di un soldato caduto sul fronte si spartisce con la sua rivale le reliquie dell’uomo amato da entrambe. “Io vorrei che ci dividessimo le sue lettere”, le dice singhiozzando. E poi: “Lei vuole le vocali o le consonanti?”. Umorismo surreale ma neppure tanto, perché è grosso modo quel che accade con le parole di Falcone, ritagliate e incollate per servire i propositi più vari. Dal “cadavere eccellente” del magistrato ucciso al gioco surrealista del cadavre exquis il passo è breve.

Qualche settimana fa Giorgio Bongiovanni, il veggente e ufologo con le stimmate animatore di Antimafia Duemila – organo ufficioso della Procura di Palermo, a detta di Ingroia – si è scagliato contro Giovanni Fiandaca, colpevole di non voler ospitare nella Facoltà di Giurisprudenza l’incontro organizzato dalla rivista per l’anniversario della strage di Capaci (si è poi svolto venerdì scorso al Conservatorio). Fiandaca era scettico già sul titolo, “Ibridi connubi”, ma Bongiovanni, trionfante, gli ha ricordato che si trattava di ipsissima verba di Falcone, per l’esattezza di parole pronunciate a Courmayeur nell’aprile del 1986. La formula, ibridi connubi, vuol dire tutto e nulla, potrebbe adattarsi indifferentemente agli esperimenti di Mendel sui piselli o all’accoppiamento tra Pasifae e il toro di Creta; e anche letta nel contesto originario si presta a molte interpretazioni. Ma è fin troppo evidente il sottinteso dei promotori: lo spirito di Falcone vive ancora nei pm del processo sulla trattativa, che è la madre di tutti gli ibridi connubi. L’anno scorso il titolo era “Menti raffinatissime”, con sottintesi e allusioni dello stesso tipo. Leggi il seguito di questo post »

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