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Il blog di Guido Vitiello

Utopie letterarie (La Controra, 7)

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Schermata 2015-07-27 a 15.17.53Sarà il richiamo del campanile, o dategli il nome che volete, ma mi lusinga che Shakespeare nella Tempesta si sia servito proprio di un noble Neapolitan per dar voce a un’utopia dove regnano la pigrizia e la nullafacenza, ancorché ispirata ai cannibali brasiliani di Montaigne. Gonzalo, consigliere del re di Napoli, dichiara che se spettasse a lui di regnare ogni fatica, ogni attività cesserebbe: “No occupation; all men idle, all”; un proclama che Eduardo De Filippo, volgendo in napoletano il dramma di Shakespeare, rese bene con: “Lavoro, niente! Tuttuquante a spasso”. Ma vi ho già messo in guardia dai miraggi della controra, da certe smancerose apologie dell’ozio che sembrano non far conto della Caduta e del cherubino che sbarra la via del ritorno all’Eden. Non lasciamoci abbagliare. Il consigliere Gonzalo dice pure che nel suo regno non ci sarebbe posto per le lettere e i letterati, e su questo aspetto dell’utopia converrà spendere qualche parola in più. Leggi il seguito di questo post »

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agosto 2, 2015 at 9:00 am

Pubblicato su Controra, Il Foglio

Insidiose sirene (La Controra, 6)

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Schermata 2015-07-26 a 10.11.00Orazio raccomanda di fuggire le tentazioni della pigrizia, “insidiosa sirena”, e a noi quassù, appollaiati come stiliti su una colonna di carta e d’inchiostro, delle sue ramanzine non giunge neppure l’eco. Ma come potevamo noi poltrire, quando una notizia sgusciata fuori dalla rete a strascico delle cronache è venuta ad arenarsi sui lidi della controra, rotolando proprio davanti ai nostri piedi? Giovedì 7 agosto i sommozzatori hanno ripescato dai fondali di Lampedusa il cadavere di una sirena in decomposizione, ed è stato subito chiaro che il caso ricadeva sotto la nostra giurisdizione; anzi, si può dire che un miraggio mitologico è la sola cosa che da queste parti meriti il nome di notizia. Le sirene appaiono ai naviganti quando fa bonaccia, sotto il sole a picco, tanto che Roger Caillois le mise in testa al suo corteo dei démons du midi e l’epicureo Norman Douglas intitolò Siren Land (1911) il suo quaderno di viaggi nel meridione d’Italia, in cerca di donne-pesce nelle grotte di Capri. L’occasione imponeva di svegliarsi e infilare le pantofole. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 26, 2015 at 10:15 am

Pubblicato su Controra, Il Foglio

La lotteria della giustizia

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Ignazio Silone - Il Segreto Di LucaAlcuni casi recenti e disparati (il garbuglio dell’Ilva, le nebbie dell’affaire Crocetta, i pasticci nell’applicazione della Severino, il “grande scaricabarile istituzionale” – formula di Oscar Giannino – di qualche vicenda prefettizia, il quarantennale ritardo della giustizia per la strage di Brescia), casi che si aggiungono a una lunga sequela di altri più antichi o meno visibili, sembrano indicare che l’incertezza del diritto è ormai alle nostre spalle, e siamo entrati nel regno onirico e fiabesco della pura aleatorietà. Regno onirico, perché in esso diventa sempre più difficile connettere secondo logica le cause e gli effetti, i delitti e le pene; e regno fiabesco, perché la sottomissione della giustizia ai capricci del caso suscita nobili reminiscenze letterarie, da Rabelais a Borges. Ad aggravare le cose, in Italia, c’è che tutto questo risuona con un modo di pensare e di sentire radicato, e aiuta a radicarlo ancora più a fondo: alludo a un’idea fatalistica della giustizia (e ancor più dell’ingiustizia) assimilata al destino, alla buona o alla cattiva sorte. Ma anche per questo è possibile evocare qualche memoria romanzesca, e cogliere l’occasione per un invito alla lettura, o alla rilettura. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 26, 2015 at 10:08 am

Pubblicato su Giustizia, Il Foglio, Libri

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Prima o poi (La Controra, 5)

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controra5E cosa poteva temere Achille, mitologico bullo, da quel cavillatore di Zenone? In un balzo, prima ancora che il sapiente dalla lunga e veneranda barba avesse finito di esporgli il suo paradosso, sarebbe piombato sulla tartaruga e oplà, filosofo, eccoti una bella confutazione pragmatica. Ma immaginiamo che Zenone, per ripicca, avesse giocato l’astuzia contro il rigore: “Posa la lancia, semidio, e impugna questo scacciamosche: vediamo come te la cavi”. Ebbene, c’era poco da suddividere la traiettoria della paletta in intervalli infinitesimali o lambiccarsi il cervello con altre sottigliezze dialettiche: la mosca avrebbe ostentato immobilità eleatica fino a un istante prima dell’impatto, per poi guizzar via sotto il naso dell’eroe in un capriccioso impromptu eracliteo. Achille avrebbe dubitato dei suoi poteri, sarebbe sprofondato in una crisi nera, da piè veloce si sarebbe fatto chiamare mano lenta. Fine ingloriosa di una carriera – e tutto per colpa di una mosca. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

luglio 19, 2015 at 11:04 am

Pubblicato su Controra, Il Foglio

La giustizia italiana sente le voci

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voicesLa giustizia italiana sente le voci. Trattandosi di una paziente notoriamente schizofrenica, la cosa non stupisce più di tanto. Non alludo solo al sintomo clinico più recente, la frase che il medico Tutino potrebbe aver detto o non detto a Crocetta, e che la Procura di Palermo potrebbe aver intercettato o non intercettato: quello è un caso che lascio a Oliver Sacks. No, il ruolo strabordante delle voci, talora delle allucinazioni uditive, è una patologia cronica dell’amministrazione della giustizia, intendendo con questa formula lo strano rituale sociale che si svolge in molti luoghi (la stampa, la tv, i social network, i bar, i retrobottega delle redazioni, i corridoi pieni di spifferi degli uffici giudiziari) e a volte, se avanza tempo, perfino nei tribunali. Sembra di essere intrappolati nella testa di Schreber, il malato di nervi su cui Freud affinò la sua teoria della paranoia, che non per nulla era presidente della Corte d’Appello di Dresda. E si sente di tutto, in quella cassa di risonanza infernale, echi e rimbombi, sussurri e grida. I bisbigli senza tregua degli intercettati, amplificati e distorti dall’intonarumori dei media; le interminabili e labirintiche affabulazioni dei pentiti, che si ramificano, si affastellano, si combinano, si disseminano; o anche – nel caso più angosciante di tutti, quello di Contrada – le dicerie di pentiti negromanti che riferiscono le voci accusatorie di mafiosi morti. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

luglio 19, 2015 at 10:58 am

Orient express (La Controra, 4)

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controra4Uno dei profeti minori della controra è stato Riccardo Pazzaglia, umorista e gentiluomo anglonapoletano, membro cioè di quell’etnia signorile che Beniamino Placido, con una nota di condiscendenza antropologica a un passo dalla stonatura, volle distinguere dai più chiassosi turconapoletani. Alla controra Pazzaglia dedicò appena qualche cenno nel piccolo libro Odore di caffè (Guida), dove tentava di sbrogliare l’enigma di quel “contro” che non appare in nessun’altra delle denominazioni del riposo postprandiale. La sua definizione di controra seguiva la lectio più diffusa, che nel prefisso legge il segno di un’ostilità del clima agli sforzi umani. È l’“ora assolata contraria a ogni attività”, ma da questa costrizione Pazzaglia faceva discendere un precetto positivo, un embrione di filosofia, già che la controra “impone di adottare una pronta difesa passiva. Non si può far niente. Non si ‘deve’ far niente”. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

luglio 12, 2015 at 1:20 pm

Pubblicato su Controra, Il Foglio

Usi del crocifisso di Morales (con invito a rileggere Revel)

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la-grande-parade-de-jean-francois-revel-4054-MLA115046210_5242-F“A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra” (principio evangelico). “Se qualcuno insulta tua madre, mollagli un pugno” (corollario di Bergoglio). “Se qualcuno ti regala un crocifisso ibridato con la falce e martello, daglielo tre volte in testa: la prima per la sua rieducazione estetica, perché non si rifila a un Papa un soprammobile kitsch di quella fatta; la seconda per il suo bene intellettuale, perché la Teologia della liberazione era anch’essa un soprammobile kitsch nonostante le atrocità dei militari e la nobiltà dei martiri; la terza per il puro piacere di sentire il rintocco della sua zucca vuota” (triplice assioma di Vitiello). Questo s’io fossi Papa; e poiché Papa non sono, neppure ho il genio gesuitico di tornarmene dalla Bolivia con due foto ricordo: una in cui Morales mi appioppa il suo monile, l’altra in cui esco in trionfo da un Burger King. Ma appunto non sono Papa, sono solo un tipo irascibile a cui capita di chiedersi, un po’ incredulo: possibile che nel 2015 stiamo ancora a battagliare sul comunismo e i comunisti? In questo stato d’animo non proprio pacificato ho letto un intervento dello scrittore Cristiano de Majo sulla rivista Studio intitolato Addio popolo. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

luglio 12, 2015 at 1:14 pm

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