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Il blog di Guido Vitiello

…E poi non ne rimase nessuno. L’estinzione dei garantisti

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Metro-PROMO_07Con un acquario si può fare una zuppa di pesce, più difficile è trasformare una zuppa di pesce in un acquario. La battuta che circolava ai tempi del crollo del Muro, a sottolineare l’irriversibilità dei disastri fatti dal comunismo, si presta bene anche ai danni di un ventennio di intossicazione forcaiola. Da più parti si è detto, in questi giorni, che il nuovo gruppo dirigente renziano deve dotarsi di una cultura garantista, e che tra le intemperanze corporative dell’Anm e le inchieste sul Pd emiliano tutti i nodi del rapporto politica-giustizia stanno venendo al pettine. Era ora, verrebbe da dire; se non fosse che, per citare Sciascia, manca il pettine. E se il pettine manca, è perché c’è chi si è messo d’impegno a staccarne uno dopo l’altro tutti i denti. La metafora che ricorre più spesso è un’altra, quella della “mutazione genetica”: la sinistra avrebbe smarrito l’ispirazione garantista trasformandosi in una cinghia di trasmissione della magistratura associata, o in una tifoseria dei pubblici ministeri; dal che si deduce che per tornare dal signor Hyde al dottor Jekyll basta aspettare che la pozione magica cessi il suo effetto. Ma è una metafora inesatta, compiacente e segretamente revisionista. Leggi il seguito di questo post »

Lost in Riina. Il labirinto della trattativa

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MJ_GladNeg032_2.tifGli americani hanno Lost, noi abbiamo la trattativa Stato-mafia, e magari fosse solo una boutade. È tempo di congedare con onore la vecchia formula di Soulez Larivière, “circo mediatico-giudiziario”, che alludeva a uno spettacolo pacchiano fatto di leoni, domatori, trapezisti e pagliacci; tutto questo è ormai alle spalle, e il processo si avvia a diventare una strana e raffinata forma di transmedia storytelling o narrazione transmediale (Lost ne è l’esempio più celebre); ossia, una storia raccontata attraverso diversi media – film, serie tv, romanzi, fumetti, videogiochi – che cooperano per dar forma a un universo narrativo labirintico, disseminato, capace di espandersi all’infinito e in ogni direzione grazie anche al contributo attivo dei fan. Nel caso della trattativa Stato-mafia manca il videogioco (arriverà, prima o poi: “I predatori dell’Agenda perduta”), ma la logica è pressappoco la stessa. Leggi il seguito di questo post »

Agatha Christie e il sacrificio umano

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commedia-copertinaUna regola elementare di prudenza raccomanda di non sedersi al tavolo da gioco con i bari, i prestigiatori e gli illusionisti. E Agatha Christie, dicono i custodi più intransigenti dell’ortodossia della detective story, ha sempre barato. La accusano di ripetute violazioni al codice di fair play del giallista, promulgato nel 1928 da S.S. Van Dine, il cui principio fondamentale prescrive che il lettore sia messo nelle condizioni di risolvere l’enigma al pari del detective, e che non gli si nasconda nessun indizio. E allora, delle due l’una: o ci sono milioni di gonzi in tutto il mondo che si mettono in fila al banchetto del gioco delle tre carte per farsi raggirare, o Agatha Christie e i suoi lettori hanno giocato, e con reciproca soddisfazione, a tutt’altro gioco. Quale? L’opinione comune vuole che il giallo “a enigma” di scuola britannica sia essenzialmente un gioco intellettuale, una partita a scacchi che ha per posta la soluzione di un mistero. Ma Agatha Christie, che di quel genere è stata la regina, sapeva bene che il rigore logico-razionale dell’enigma non è poi così importante, e che sono pochi i lettori che hanno la pazienza di mettersi a gareggiare con il detective. Delle venti regole del codice di Van Dine, a conti fatti, dava peso solo a due (e neppure le rispettava sempre): la settima, che impone che del sangue sia versato, e la dodicesima, che prescrive che la colpa di questo sangue ricada nell’ultima pagina sulle spalle di un solo uomo, un capro espiatorio, quello che i greci chiamavano un pharmakos. In altre parole, Agatha Christie aveva intuito che nel giallo non giochiamo affatto a risolvere un puzzle. Giochiamo al sacrificio umano. Continua a leggere sul Corriere della Sera

Written by unpopperuno

agosto 24, 2014 at 5:43 pm

Pubblicato su Corriere della Sera, Libri

Pannella e la morte

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pannellaIl Cavaliere di Dürer, catafratto nella sua armatura, non degna di uno sguardo la Morte che gli agita sotto il naso una clessidra, e anche per questo contegno di sprezzo eroico se ne incapricciarono i nazisti. All’incisione s’ispirò Hubert Lanzinger per quel capolavoro di comicità involontaria che è il Bannerträger, il celebre ritratto di Adolf Hitler a cavallo con in pugno la bandiera della svastica, dove il Führer sembra l’Uomo di latta del Mago di Oz a cui un gigantesco apriscatole abbia fatto saltare il coperchio. Correndo con gli occhi dall’allegoria di Dürer alla patacca di Lanzinger si vede bene come i fascismi europei abbiano pervertito l’antico ethos delle aristocrazie guerriere, che prescriveva l’indifferenza a cospetto della morte, contaminandolo con un cupo, morboso desiderio di estinzione. Fu Miguel de Unamuno, nel 1936, a trovare per questo desiderio il nome giusto. Quando sentì risuonare all’Università di Salamanca il grido di guerra della Legione spagnola – “Viva la muerte!” – non poté trattenere l’irritazione e diede ai falangisti dei necrofili. È un episodio che ho sentito raccontare per la prima volta da Marco Pannella, e che mi torna alla memoria mentre osservo, pieno di ammirazione e di apprensione, la sprezzatura cavalleresca con cui il più nobile dei politici italiani ha accolto la scoperta dei suoi due tumori, fumando imperterrito i suoi sessanta sigari quotidiani e digiunando per i carcerati. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

agosto 24, 2014 at 5:36 pm

Un’impresa dannunziana per riformare la giustizia

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Schermata 2014-08-24 a 17.20.51Immagino che un volume di duecentocinquanta pagine in testa debba far molto male, specie se lanciato da mille metri d’altezza. Pazienza, dovrò accantonare la tentazione dannunziana di salire su un biplano e bombardare le città d’Italia con migliaia di copie del nuovo libro di Giuseppe Di Federico e Michele Sapignoli, I diritti della difesa nel processo penale e la riforma della giustizia, appena pubblicato da Cedam. È una ricerca sullo stato di salute del processo (possiamo anticipare: comatoso) condotta attraverso le testimonianze di oltre mille avvocati penalisti; ed è anche un’analisi delle ragioni che hanno reso, rendono e forse renderanno vana ogni velleità di riformare la giustizia. Perché tentare un bis della trasvolata su Vienna? Perché i pochi libri importanti sulla giustizia di solito vanno incontro a un destino di semiclandestinità; perché i grandi editori preferiscono non aver rogne; perché questioni che riguardano la vita e la libertà di tutti si annidano spesso in dettagli tecnici che allontanano i profani, ed è più facile scuotere gli animi sventolando le toghe rosse e i calzini turchesi; infine, perché sulla giustizia è in atto da decenni un colossale tradimento dei chierici, dove non si sa bene se la cosa più deprimente sia il tradimento o la forma mentis da chierici. Ma veniamo al libro. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

agosto 24, 2014 at 5:26 pm

Pubblicato su Giustizia, Il Foglio, Libri

Lo stupro della Costituzione. Barbara Spinelli e Sade

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FemminicidioIl 12 ottobre scorso, quando Libertà e Giustizia e altre associazioni convocarono a Roma il Pride dei feticisti della Costituzione – iniziativa encomiabile, perché ogni forma dell’erotismo umano deve poter esprimersi alla luce del sole – il cartello di un manifestante mi colpì al punto che nove mesi dopo son qui ancora a pensarci. Diceva così: “Lo stupro della Costituzione è femminicidio”. Lì per lì mi spinse a meditare sulla misteriosa Legge di Agglutinazione delle Scemenze, sulla facilità cioè con cui esse si combinano a formar grappoli e altre insolite figure, quando invece si fatica tanto a mettere insieme due o più idee intelligenti. Le cronache recenti offrono buone illustrazioni di questa legge maligna: c’è il deputato grillino Sibilia che paragona Gaza al Senato sotto le bombe renziane; e c’è Barbara Spinelli che associa in modo non meno allucinatorio la sentenza del processo Ruby all’eccidio di via D’Amelio. Ma è anche per altre vie, più dirette, che l’articolo della Spinelli sul Fatto quotidiano del 23 luglio mi ha riportato alla mente quel cartello feticista, e precisamente per la chiusa in cui stabilisce un’analogia tra Sade e Berlusconi, tra libertinismo e sprezzo delle regole, sotto il titolo: “Chi oltraggia la natura ora riscrive la Costituzione”. La Carta come novissima Justine nelle mani dei libertini, sul punto di essere stuprata. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

luglio 26, 2014 at 8:42 pm

Rituali di degradazione, da Cusani a Ruby

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Rituali

Il motto di Oscar Wilde – “Non leggo mai un libro che devo recensire, per non farmi influenzare” – si presta bene anche ad alcuni processi. Per parte mia, ignoro tutto l’ignorabile del processo Ruby e del bis e del ter, non ho letto una riga delle carte, non mi aspetto un bel niente dalle motivazioni e tutto sommato do poco peso alle alterne sentenze, che equivalgono spesso al rigirare la carne sulla griglia a metà cottura (la bistecca essendo l’imputato); ma si tratta di un’ignoranza deliberata, metodologica, programmatica. Tutto quel che mi serviva sapere della vicenda è racchiuso in un delizioso quadretto allegorico che nessuno si è dato ancora la pena di studiare nelle sue mille implicazioni, nei suoi mille sottintesi: la pubblica abiura di Lele Mora, che per compiacere i giudici adottò nelle sue dichiarazioni spontanee gli ipsissima verba degli editoriali di Repubblica – dismisura, abuso di potere, degrado, “tre parole che ho letto sui giornali e che condivido”. E che altro c’era da fare, se non l’infinita esegesi di questa singola scena? Appare chiaro che, in casi come questo, ciò che accade nelle aule di tribunale e si deposita negli atti non è che un piccolo segmento di un rituale più vasto, per il quale dobbiamo ancora trovare un nome, o all’occorrenza ripescarne uno antico. Un libro fantasma può essere d’aiuto. Leggi il seguito di questo post »

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