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Il blog di Guido Vitiello

Sciocchezzaio libresco. Sette luoghi comuni sulla lettura

with 38 comments

Il Dictionnaire des idées réçues di Flaubert ha inaugurato un genere letterario meraviglioso: lo sciocchezzaio, il repertorio di luoghi comuni. Dopo di lui Léon Bloy e Karl Kraus, Paul Valéry e Arthur Schopenhauer sono stati gli insuperati cataloghisti e fustigatori delle banalità e dei cliché correnti.

Eppure, in tutto il repertorio di Flaubert i luoghi comuni che riguardano il libro e la lettura si contano sulle dita di una mano. Il più diretto è questo: Libro – Qualunque esso sia, sempre troppo lungo. Poi qualcosa sul carattere ozioso dei letterati, sui benefici e i danni della stampa, e poco altro.

Qualcuno dovrebbe incaricarsi di colmare questa lacuna, dedicando un libro intero al censimento delle banalità che si dicono intorno ai libri. Per parte mia, confesso, non ho il tempo né la voglia di imbarcarmi nel proverbiale «sporco lavoro che qualcuno deve pur fare». Forse la cosa migliore è farne un’opera collettiva. Dunque, mi limiterò a segnalare i primi luoghi comuni che mi vengono in mente. E se avrete la bontà di suggerirmene altri, sarò ben lieto di aggiornare l’elenco.

1. Io i libri li finisco per principio, non li lascio mai a metà.
Lo si sente dire spesso, ed è piuttosto stupido. Perché accanirsi a leggere un libro orrendo? Per un malinteso senso d’orgoglio, per spirito di disciplina, per sfida a sé stessi? O – peggio ancora – per il semplice fatto che lo si è comprato? «Ho speso tredici euro per Acido solforico di Amélie Nothomb, a questo punto lo leggo fino in fondo». Che è esattamente come dire: «Ho buttato del denaro, ora per pareggiare i conti devo buttare anche del tempo». Non vi daranno indietro né l’uno né l’altro.

2. Quest’estate ho riletto la Recherche (specie se detto da un under 35).
Ho un caro amico che ha riletto davvero la Recherche. Si chiama Alberto Beretta Anguissola, non è più propriamente un ragazzino, e soprattutto ha curato l’apparato di note a Proust per l’edizione dei Meridiani, quella tradotta da Raboni. Tutti gli altri (o quasi), se vi dicono una frase simile, sono dei millantatori, dei parvenu, dei bulletti culturali. I classici sono in numero così grande che, anche quando avremo cent’anni, ce ne saranno a migliaia da leggere e scoprire per la prima volta. E aggiungo: meno male. Il primo post nella storia di UnPopperUno, I misteriosi meriti dell’asino, parlava proprio di questo.

3. La trama non mi interessa, mi interessa il modo in cui è raccontata.
Anche questa non c’è male, quanto a stupidità. Generalmente a dirla sono coloro che ostentano disprezzo verso quella che un tempo si chiamava paraletteratura (gialli, thriller & co.). Sono fieri della loro impermeabilità alle rivelazioni sul finale o perfino sul nome dell’assassino, a segno della loro superiore nobiltà di lettori. E però, che visione frigida e angusta della letteratura! Toglie valore non solo alla creazione di una bella trama, che non è cosa da poco, ma anche alla dispositio - al modo, al tempo e all’ordine con cui il testo sceglie di rivelarci i suoi segreti; tutti elementi che hanno la funzione di accompagnarci lungo il percorso emotivo che l’autore ha predisposto per noi. Se mi dici per filo e per segno come andrà a finire, mi privi anche della possibilità di compiere quel percorso. E il piacere del testo va a farsi benedire.

4. L’amore per i libri e la cultura unisce le persone.
Trattasi di veltronata galattica, anche se è più antica di Walter Veltroni e senz’altro gli sopravviverà. Ottima per trasmissioni radiofoniche o televisive più o meno marchettare sulle novità editoriali, o per sdolcinati elenchi del duo Fazio-Saviano. Che dire? Come opporsi a questa visione irenica e amorevole senza passare per guastafeste? A ben vedere, è una di quelle banalità misticheggianti che Kraus pur volendo non avrebbe potuto censire, perché al suo tempo la cultura non era ancora un giocattolone, ma qualcosa per cui ci si scannava, si tessevano o rompevano amicizie, si scatenavano battaglie. La cultura che unisce al di là degli steccati ideologici e nazionali è la cultura omogeneizzata e innocua, la cultura decorativa, insipida, annacquata, la «grande chiesa che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa». In breve, è la cultura degli adulti con riserva: We are the world, we are the children.

5. I soldi spesi per i libri sono sempre soldi ben spesi.
Di questo è perfino superfluo fare l’esegesi e la confutazione: meglio un buon assortimento di salumi e formaggi, un bel corredo di biancheria intima, un aquilone, una manina gratta-schiena dell’opera omnia di …………….. (il lettore riempia lo spazio a suo piacimento).

6. Quanti libri che hai: li hai letti tutti?
A questo ha pensato Umberto Eco: «Io un tempo avevo adottato la risposta sprezzante: “Non ne ho letto nessuno, altrimenti perché li terrei qui?”. Ma è una risposta pericolosa perché scatena l’ovvia reazione: “E dove mette quelli che ha letto?”. Migliore è la risposta standard di Roberto Leydi: “Molti di più, signore, molti di più”, che gela l’avversario e lo piomba in uno stato di stuporosa venerazione. Ma la trovo impietosa e ansiogena. Ora ho ripiegato verso l’affermazione: “No, questi sono quelli che debbo leggere entro il mese prossimo, gli altri li tengo all’università”, risposta che da un lato suggerisce una sublime strategia ergonomica, e dall’altro induce il visitatore ad anticipare il momento del congedo».

7. Non ho letto Melville, e me ne vergogno profondamente.
La vergogna per le proprie manchevolezze è sentimento all’apparenza molto nobile. In questo caso però nasce dalla vanità, e dalla scelta di sottostare al potere ricattatorio del branco (culturale). Nel film di Woody Allen, se ricordate, Zelig comincia a diventare un camaleonte perché si vergogna di ammettere che non ha letto Moby Dick. Non è l’umiltà a muovere queste confessioni: è l’ambizione, l’arrivismo, l’orgoglio. Liberiamocene finché siamo in tempo e cominciamo a vergognarci, che so, perché abbiamo trattato male il nostro vicino di casa o siamo stati bruschi e impazienti con il cameriere che tardava a portarci il dessert.

Post Scriptum. Leggi anche la seconda parte dello sciocchezzaio. Per gli amanti del genere, segnalo anche lo storico test: Come capire se una ragazza fa per voi dal modo in cui sottolinea i libri!

Written by unpopperuno

novembre 19, 2010 a 7:44 pm

38 Risposte

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  1. [...] Guido ha scritto un elenco di luoghi comuni sulla lettura in cui ritrovare alcuni, o forse molti, dei nostri tic rispetto a questo passatempo sopravvalutatissimo da chi non lo pratica (e, talvolta, anche da chi lo pratica). [...]

  2. 1. I libri di Amélie Nothomb contano mediamente 120 pagine cadauno, capisco la voglia di tirarla in ballo, ma come esempio casca male. Un libro un po’ te lo chiede di essere finito, se poi alcuni si sono emancipati da questa stupidaggine, allora non si capisce perché lo si debba sottolineare così spesso.

    barynia

    novembre 21, 2010 at 3:10 pm

    • Barynia, ho scelto il primo libro orrendo che mi veniva in mente. Forse l’esempio ideale poteva essere “Lettere a nessuno” di Moresco (700 pagine, a spanne), ma ne avevo già parlato nel post precedente, poi rischiava di sembrare accanimento.

      unpopperuno

      novembre 21, 2010 at 3:18 pm

  3. Io vedo gente che si potrebbe fare una cultura, svagarsi e anche divertirsi se solo lasciasse perdere il mattone che ha davanti, e invece no.

    Di contro, io leggo molto di più da quando mollo i libri che non mi piacciono o che non ho voglia di leggere in quel momento, anche se belli.

    Se ti imponi di leggere un libro brutto, infatti, eviti le occasioni di leggere (non ti porti il libro sul treno o nel bagno, per dire). Se ti metti a leggere, leggi di meno.

    Se invece segui soltanto il tuo piacere, ti ritrovi a divorare un sacco di roba, che fa sempre piacere.

    uqbal

    novembre 21, 2010 at 3:33 pm

  4. non concordo su tutti, ma ne aggiungerei comunque un altro: “Regala un libro, che va sempre bene”. Niente di più falso e pericolo. Ci vuole una profonda conoscenza dell’altra persona per scegliere quale libro regalare, e anche così non è sempre detto che ci si azzecchi. E cercare di aggirare l’ostacolo puntando sul best seller del momento è ancora più rischioso: nel migliore dei casi, il libro in questione approderà intonso in libreria oppure verrà prontamente riciclato; nel peggiore, traccerà una sottile ma fatale crepa nell’amicizia

    fiorenza auriemma

    novembre 21, 2010 at 3:44 pm

  5. Sul punto 7: personalmente non “mi piace” vergognarmi di quello che non ho (ancora?!) letto. Quando si parla di cultura credo non bisogna scordarsi che il primo sentimento che dovrebbe animarla sia la curiosità. Quindi per un libro che non ho letto non posso che provare curiosità. Giustamente c’è da vergognarsi per ben più gravi cose. Splendido elenco, bel post.

    ducadauge

    novembre 21, 2010 at 3:47 pm

  6. ma perche’ queste cose le scrive uno che collabora con internazionale? una roba radical-chic all’ennesima potenza. tom wolfe si rotolerebbe nella tomba, se fosse morto. ho sempre letto fantascienza, fantastico, gialli, thriller e quant’altro. e ora mi sento tradito a leggere queste cose da una penna radical-chic. perche’ il radical-chic in realta’ e’ onnivoro. e vuole a tutti i costi essere cool. e appropriarsi di tutte le tendenze. farle sue. non mi scordero’ mai la disapprovazione letta negli occhi di molti in risposta al mio entusiasmo per il primo film del signore degli anelli. al terzo, erano tutti compari. no, grazie. non abbiamo bisogno dell’approvazione dei radical-chic. tornate ai vostri classici. tornate ai vostri proust. e veltroni l’avete creato voi.

    astrosio

    novembre 21, 2010 at 4:43 pm

  7. a me viene in mente solo ” Sì, Fabio Volo non sa scrivere però è bravo”.

    wiwipedia

    novembre 21, 2010 at 5:12 pm

  8. Aggiungo: “i libri non si buttano mai”.
    Niente dà più soddisfazione che buttare un libro fetecchia. Ho buttato decine di libri, con soddisfazione.

    kim

    novembre 21, 2010 at 5:47 pm

    • no, non si buttano. io me ne sbarazzo portandoli in biblioteca, quello che per me era un brutto libro, può essere bellissimo per qualcun’altro…

      Vero

      novembre 21, 2013 at 11:36 am

  9. Riguarda la scrittura, ma coinvolge anche la lettura:

    “Non mi interessa la pubblicazione, io scrivo solo per me stesso”

    abo

    novembre 21, 2010 at 6:00 pm

  10. Mi rivedo in quasi tutti i luoghi comuni ma non avevo notato che fossero poi così comuni. A una certa età si comincia a rileggere, forse per nostalgia, la lettura è una delle poche attività ripetibili, e Proust certo merita una seconda, terza e quarta rilettura almeno. Pennac con i suoi 10 diritti del lettore ha fatto un buon lavoro su questo tema, con molta leggerezza e senza spocchia.

    Carmen

    novembre 21, 2010 at 6:14 pm

  11. Un corollario della 5, sono tutte quelle pubblicità (progresso?) che invitano a leggere libri come se la cosa fosse una medicina (es. “Leggere è cibo per la mente” http://cacioman.blogspot.com/2009/07/pettinati.html).

    cacioman

    novembre 21, 2010 at 6:26 pm

  12. Mi sa che frequenti molta gente spocchiosa, perché non ho mai sentito nessuno vantarsi d’aver ri-letto Proust (punto 2). In merito al punto 1, credo dipenda dal fatto che al libro si tende a dare una chance in più, ci si aspetta che in qualche modo debba sempre risollevarsi (è un libro, non uno stupido film!), e a questo punto ammetto d’averla io stesso pronunciata, un tempo, prima di riuscire ad emanciparmi dal luogo comune. Aggiungo solo una nota al punto 3: non ci vedo nessuna stupidità, preferisco di gran lunga un libro ben scritto dalla trama quasi inesistente, che una trama pirotecnica ma scritta con i piedi (certo le due cose insieme…)

    Sebastiano Bisson

    novembre 21, 2010 at 9:29 pm

    • Sebastiano, quanto al punto 2: ho scelto la Recherche come esempio, ma l’enfasi era sul “rileggere”. Sembra che queste persone non abbiano mai letto un classico per la prima volta: o credono nella reincarnazione, e sono convinti di esser stati Mario Praz nella vita precedente, o barano!
      Quanto al punto 3, il dilemma non è “meglio la trama o lo stile”, è il disinteresse programmatico per la trama. Un disinteresse più esibito che reale, secondo me: sono convinto che questi poi si chiudono in bagno a leggere Stephen King, con le palpitazioni, ma lo considerano un “guilty pleasure”, perché magari il critico supponente – equivalente del prete, in questo – gli ha detto che leggendo troppi thriller in bagno si diventa ciechi… Fuor di metafora, è un rapporto molto puritano con la lettura.

      unpopperuno

      novembre 21, 2010 at 10:12 pm

  13. ecco, riguardo all’ultimo punto, io mi sento davvero intimidita e/o in colpa per tutti i libri o gli autori che non ho letto..è vero, a volte farsi sopraffare dal potere del branco è facile ;) però mi accorgo anche di leggere roba che nessun altro legge e mi vien voglia da dire:non sapete quello che vi perdete! vi sono migliaia di libri meravigliosi di cui nessuno parla!

    hobbit84

    novembre 22, 2010 at 9:34 am

  14. Ho letto volentieri questo articolo, ma la sua risposta alla domanda “li hai letti tutti?” è molto spocchiosa; tanto più che fra tutti i professori che ho conosicuto e conosco di grandi lettori ve ne sono pochi e le tristi mensole in metallo nei loro uffici contengono più polvere che libri.

    Alla stessa domanda rispose una volta Derrida: “No no! non li ho letti tutti, solo due o tre, ma questi due o tre molto bene!”

    wuz

    novembre 22, 2010 at 9:49 am

  15. Che cosa bisogna rispondere quando uno ti dice “di solito i libri li legge chi non ha da far niente”, che sarebbe un modo per affermare l’inutilità della lettura a chi legge i libri e giustificare l’ignoranza di chi non li legge, perchè è un gran lavoratore e perchè ci sono cose più utili da fare nella vita. grazie,ciao.

    Billy

    novembre 22, 2010 at 12:13 pm

  16. Veramente un gran bell’elenco, se lo mandano in onda gli rubi metà dello share a FazioFabio (o forse non sposti neanche un cristo).
    Allungo i miei due cent con questa: “Leggete, leggete qualsiasi cosa, purchè leggiate” una delle boiate più dannose e radicate della sub cultura pugnolibrista.

    brandavide

    novembre 24, 2010 at 6:14 pm

  17. Delizioso!!
    sto cercando, per principio, di finire ‘Neve’ di Pamuk..
    ci provo a ri-leggere la Recherce ma niente da fare, a metà dei Guermantes rimango li e non ce la faccio ma giurin giurello ho letto (letto?) due volte l’Ulisse senza capirci mai moltissimo..
    Elenco ‘Ferpetto’!!!
    ciao

    maria vittoria

    novembre 26, 2010 at 5:48 pm

  18. [...] (e può partire una lunga serie di luoghi comuni sulla lettura, che altri stanno coraggiosamente tentando di catalogare); e io sono poi tra i meno titolati a parlarne – ho pervicamente finito anche [...]

  19. [...] il primo Sciocchezzaio libresco, prosegue l’opera collettiva di censimento (e, ove possibile, di demolizione) dei principali [...]

  20. su “li hai letti tutti” anche io una volta mi seccavo, poi ho cominciato a scambiare libri su internet e ad approfittare delle offerte delle librerie online, e così adesso sullo scaffale ho un ripiano dedicato ai libri non letti.

    astrid

    dicembre 2, 2010 at 8:36 pm

  21. [...] raccontare storie del brivido quando va via la luce. Stavolta il luogocomunismo ce lo snocciola Guido Vitiello e, per non fargli un torto, gli ruberemo solo qualche spunto (andate da lui a leggere il resto, tra [...]

  22. [...] raccontare storie del brivido quando va via la luce. Stavolta il luogocomunismo ce lo snocciola Guido Vitiello e, per non fargli un torto, gli ruberemo solo qualche spunto (andate da lui a leggere il resto, tra [...]

  23. Apprezzo il gesto, i luoghi comuni sulla lettura sono davvero tanti e vanno messi alla berlina, ma non sono d’accordo su questi.
    1- Io finisco i libri che comincio perchè, chissà, magari migliorano la pagina dopo quella a cui smetto. Non è orgoglio e certo non è per i soldi. Magari è speranza. Mi è capitato sia di rivalutare un libro dalla fine, sia di perdere tempo e soldi, appunto.
    3- Io penso che sarebbe meglio che trama e stile andassero assieme, e odio chi mi rovina il finale anche dei classici senza sentirsi in colpa perchè “tanto sono classici, contano altre cose”… Ma chi dice che sia per forza stupidità? Come è legittimo godersi un libro solo per la bella storia che racconta, che credo è quello che fanno i più, dovrebbe esserlo anche preferire lo stile di un autore alla sua trama -il classico “Io di quest’autore leggerei qualunque cosa, senza nemmeno vedere prima di che parla”.
    4- Non capisco. Sarebbe meglio che la cultura fosse ancora (?) qualcosa su cui scannarsi? Certo è una frase di una banalità inaudita e falsa all’evidenza, ma che può anche essere vera, in alcuni casi. L’amore per la lettura può essere una cosa che unisce effettivamente delle persone, magari in piccoli gruppi, ma non è proprio da lì che si comincia?
    6- Niente da dire su questo, se non grazie per avermi suggerito delle risposte, finalmente.

    Maria

    gennaio 22, 2012 at 1:36 pm

  24. io sto scrivendo una tesi su tutti i luoghi comuni,,, adoro il lavoro sporco

    Francesco

    gennaio 28, 2012 at 12:13 pm

  25. La terza è clamorosamente fuori bersaglio. Di mirare male succede anche ai più dotati. Perché? Perché il “come” è, molto semplicemente, la letteratura stessa. Dai tempi di Omero, le storie sono sempre quelle; una manciata, diceva il grande Aldrich. Tutto il sugo è, appunto, nel “come”.

    Vito Bianco

    luglio 23, 2012 at 3:49 pm

    • Ma il come si apprezza davvero quando si dà importanza al cosa e al perché. Non mi priverei di uno dei piaceri della lettura.

      unpopperuno

      luglio 23, 2012 at 3:58 pm

  26. - non ho tempo per leggere
    - è troppo lungo
    - tra i miei autori preferiti: melville (io: anche lui! noooo)
    - i libri costano troppo (e poi si spara un film che costa 3 volte tanto e dura se va bene un decimo del tempo)
    - leggo solo classici

    da una bibliotecaria mi sono sentita dire, in pratica, che tutto quello che leggevo erano porcherie. perchè era tutto abbastanza contemporaneo e quindi non passato dalla scuola. a naso direi che i libri erano accuratamente e sapientemente selezionati da qualcuno. (a parte le cosiddette porcherie che effettivamente leggo, includendo fantascienza e gialli)

    credo che ci sia in effetti l’idea di farsi coltivare dalle letture, le buone letture, che dovrebbero magicamente far diventare civili persone che temo abbiano fatto un eccessivo affidamento su questa possibilità. il profondo disprezzo, oserei dire l’aggressività, che manifestano nei confronti di chi non segue la loro linea, per i miei criteri, è in se dimostrazione di ignoranza… sono soprattutto donne.

    una curiosità: una volta s’insisteva con gli uomini per fargli scegliere la moglie all’interno della propria classe sociale e ambiente. una sorta di garanzia incrociata per evitare di rimanere zitelle o di dover scendere socialmente.
    recentemente ho sentito molti discorsi equivalenti, in cui il criterio è la cultura, ma in pratica la laurea, e quindi spesso la classe sociale o l’ambiente politico.
    le altre donne sono tutte shampiste, le si sposa solo per l’attrattiva sessuale e ci si destina ad annoiarsi sera dopo sera invece di fare delle belle conversazioni.
    non avrei fatto questa equivalenza se non avessi sentito la cosa con insistenza, e soprattutto senza prendersi la briga di verificare se le tizie in questione hanno o non hanno qualcosa da dire… e siccome sono generosa non avanzo dei dubbi sulla qualità e l’originalità di quelle conversazioni dotte.

    sui libri da finire fino in fondo: penso che sia un lascito della scuola e quindi uno dei motivi principali per cui si guardano tanti film, si rivedono se non c’è niente di meglio, ma non si leggono romanzi, parlando in generale.

    cinzia opezzi

    novembre 13, 2012 at 11:37 pm

    • L’idea che la letteratura migliori chi la legge (e chi la pratica) è, mi viene da dire, un pregiudizio “umanistico” tutto da dimostrare, anche se personalmente sono portato a credere che la frequentazione della narrativa di invenzione aiuta a compiere un esercizio di fondamentale importanza: mettersi nei panni altrui. Il che vuol dire assumere il punto di vista di un altro, relativizzando il proprio. Insomma, per dirla con una formula: non possiamo amare il prossimo nostro come amiamo noi stessi (quando ci amiamo), ma possiamo immaginare di essere un altro, di vivere la sua esistenza e i suoi sentimenti. Diceva Pessoa: “La letteratura esiste perché una vita sola non basta”. E perché, aggiungo io, ogni destino ci riguarda come se fosse il nostro.

      Vito Bianco

      novembre 14, 2012 at 7:43 pm

  27. “il libro è sempre meglio del film”.
    Che poi è la scusa perfetta per non leggerlo.

    manuel

    dicembre 4, 2012 at 12:42 pm

  28. Leggendo ‘Il cigno nero’ di Taleb, c’è un riferimento all’immensa raccolta di Eco: pare che Taleb, ammesso al cospetto di suddetti libri, non gli abbia chiesto come tutti: ‘Li ha letti tutti?’, bensì: ‘Quanti ancora non ne ha letti?’, e pare (a sentire Taleb) che Eco ne sia rimasto piacevolmente impressionato.
    Ho letto entrambi i post, e non posso che essere d’accordo, soprattutto sugli specchietti per allodole che si trovano spesso in copertina. Però mettiamoci pure nei panni di chi le fa ste copertine: loro devono vendere, e fare una copertina con colori pastello e immagini sfocate convince una donna a comprare un libro come un paio di poppe convincono un uomo a comprare, bè, molte cose.
    Volevo aggiungere solo una cosa, non che sia importante, volevo giusto aggiungere i miei due cent: a me piace tenere una wish list che aggiorno frequentemente, una su anobii, una su ibs, una su amazon, e una cartacea. Però i libri che mi danno più soddisfazione sono quelli che prendo a pochi euro minimo un paio d’anni dopo il lancio, quando nessuno li prende più in considerazione, perché trovo delle perle. Così ho scoperto Benacquista, per esempio, e altri ancora. E mi piace stare lì a decidere quale compro, e quale no, scartabellando tra le mie liste. Credo sia una delle sfaccettature del romanticismo di questo secolo, che pizzi e merletti sono troppo impegnativi se non sono acrilici.

    ilaria

    dicembre 4, 2012 at 4:06 pm

  29. Mi fanno sempre la domanda al punto 6, la mia risposta è non ancora… se li avessi letti tutti dovrei correre fuori a comprarne uno nuovo.
    Conosco molte persone che si fanno un vanto di finire tutti i libri che iniziano (#1), io invece ho creato uno spazio apposta nella libreria “il cimitero dei libri piantati a 1/2″. Alcuni li riprendo, magari li avevo iniziati nel momento sbagliato, altri invece rimarranno lì per sempre..
    Qualcun’altro ha già scritto che per regalare i libri bisogna conoscere bene una persona, niente di più vero, non ho quasi mai amato i libri che mi hanno regalato; d’altro canto io li regalo, ma solo a poche persone che conosco veramente bene o ai bambini. Normalmente per natale i bambini ricevono mucchi di giocattoli, io regalo libri, magari non li guarderanno subito, ma resteranno lì, tranquilli, sullo scaffale ad aspettarli.

    Vero

    novembre 21, 2013 at 12:02 pm

    • A volte però può funzionare un libro che spiazza chi lo riceve facendogli scoprire un autore che non avrebbe scelto da solo in libreria; un libro che gli aderisce come un guanto alla mano e per ciò stesso forse più stimolante e prezioso: un libro che non ci somiglia è una più appassionante avventura, un più interessante viaggio. Or not?

      Vito Bianco

      novembre 21, 2013 at 5:30 pm

      • E’ saltato un “non”, come si evince dal contesto. Quindi “un libro che non ecc.”. Pardon.

        Vito Bianco

        novembre 21, 2013 at 5:33 pm


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