Home

Il blog di Guido Vitiello

La società dello stupro. Sugli usi ideologici del caso DSK

with one comment

Arriva nelle librerie italiane il nuovo pamphlet di Marcela Iacub, Una società di stupratori? (Medusa edizioni). Ieri Il Foglio ha pubblicato la mia prefazione e un commento di Giuliano Ferrara.

Il titolo di un libro è come un ambasciatore che venga a portar notizie di un paese ancora sconosciuto. Può accadere però che questo messo – vuoi per la sua affabilità e il suo talento mondano, vuoi perché arriva nel luogo giusto al momento giusto – sia accolto con tanto fasto e tanti onori che nessuno si cura più di visitare la sua terra d’origine. È accaduto con la «fine della storia» o con lo «scontro di civiltà», formule che hanno preso a vivere di vita propria nel dibattito pubblico senza che nessuno s’incomodasse a studiare le tesi di Fukuyama o di Huntington. È accaduto, in modo perfino più vistoso, con il «circo mediatico-giudiziario». Quando l’avvocato Daniel Soulez Larivière, nel 1993, pubblicò in Francia Du cirque médiatico-judiciaire et des moyens d’en sortir, in Italia si era al culmine di Mani pulite: il luogo giusto al momento giusto, appunto. Quanti lessero il libro, tradotto l’anno dopo da un editore piccolo, coraggioso e aristocratico? Non molti, c’è da supporre. Ma da allora la formula è diventata moneta corrente nella prosa giornalistica, sia pure con qualche interpolazione rivelatrice: alcuni usano la variante di circolo (che evoca, nobilmente, il circolo vizioso della logica), altri quelle di circuito o cortocircuito (che allude al malfunzionamento di un meccanismo, indipendente dalla volontà di chi lo innesca), nessuno sembra aver voglia di ricordare che Soulez Larivière parlava proprio di un circo, che pianta il suo tendone sulla scena di un crimine. Un circo che non si mette in moto da sé, ha i suoi zelanti impresari, i suoi allestitori, i suoi attrezzisti. Ai magistrati e ai giornalisti spetta, come si può intuire, il ruolo di grandi domatori, e dal punto di vista della civiltà giuridica poco conta se a finire in pasto ai leoni sia un colpevole o un innocente: come già nella Roma imperiale, la damnatio ad bestias poteva spettare al più losco dei malfattori come al più limpido martire cristiano. Continua a leggere su Il Foglio

 

Written by unpopperuno

aprile 21, 2012 at 7:29 pm

Pubblicato su Il Foglio, Libri

Una Risposta

Subscribe to comments with RSS.

  1. Ho letto il testo completo sulla pagina del Foglio.
    Premetto, perché voglio essere sincero e onesto, che non so su quanto sono d’accordo e su quanto no, devo ancora “digerirlo” bene per saperlo.
    Però una cosa è chiara fin da subito: è un testo che ti dà da pensare, che ti fornisce idee da “ruminare”, spunti di riflessione e angoli di visione nuovi.
    E questo è importante. Questo fa di un testo un buon testo. Un grande testo.
    Non se alla fine tu scopri di essere d’accordo o in disaccordo. Questo alla fine è secondario. Importante è l’aver avuto spunti e l’averci riflettuto sopra.
    Complimenti.
    Saluti,
    Mauro.

    Mauro

    aprile 21, 2012 at 9:54 pm


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 254 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: