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Il blog di Guido Vitiello

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Il dissoluto punito ossia Roberto Calasso

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469px-Don_Juan_and_the_statue_of_the_Commander_mg_0119Il dissoluto punito ossia Roberto Calasso. Questo sì che sarebbe un buon titolo per un libretto d’opera. Tutto sta ad accordarsi su che cosa debba intendersi per dissoluto, e una prima risposta la si rintraccia nel dizionario dei sinonimi del Tommaseo: “Quando un corpo organizzato e comecchesia congegnato si scioglie in modo che sia distrutta l’organizzazione e il disegno di prima, dicesi che si dissolve, che cade in dissoluzione. (…) Di qui venne il senso traslato di dissoluto e degli altri derivati”. Dissoluzione è parola chiave per comprendere le tormentate relazioni diplomatiche della Adelphi con la vasta provincia della cultura italiana. La adottò per la prima volta, nel giugno 1979, un anonimo redattore di Controinformazione, rivista vicina alle Brigate Rosse (lo ricorda Calasso ne L’impronta dell’editore). L’articolo si intitolava “Le avanguardie della dissoluzione” e definiva la Adelphi “aurea struttura portante della controrivoluzione sovrastrutturale”. Il legnoso estensore guardava con preoccupata ammirazione quel catalogo di autori eccelsi e un po’ tenebrosi “al cui fascino si piegano devotamente i rivoluzionari stessi”. Il Don Giovanni editoriale, dunque, prima che dissoluto era dissolutore, e chissà che i brigatisti non avessero in mente il Verdampfen della nota frase di Marx ed Engels: “Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria”. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

maggio 8, 2013 at 10:09 pm

Adelphi e il “principio di complementarità” editoriale

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Adelphi pubblica Giustizia di Friedrich Dürrenmatt, un romanzo quasi giallo dove un consigliere cantonale uccide un illustre germanista sotto gli occhi di tutti e poi ingaggia un giovane avvocato squattrinato perché tenti di dimostrare la tesi paradossale della sua innocenza. Gran bel libro, ma lo aveva già pubblicato Marcos y Marcos nel 2005 (e prima ancora Garzanti nel 1986). Dov’è allora la notizia? Una nuova traduzione? Neppure: è sempre quella, eccellente, di Giovanna Agabio. Stesso romanzo, stessa traduzione. E allora com’è che si ha l’impressione di leggere un libro diverso? La circostanza impone di riconsiderare una vecchia questione, a suo modo appassionante: che cosa accade, a un libro, quando entra a far parte del catalogo Adelphi? Perché qualcosa, questo è certo, accade. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

ottobre 27, 2011 at 11:56 am

“L’ardore” di Roberto Calasso

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Sulla copertina del nuovo libro di Roberto Calasso, L’ardore, si vede la scultura in pietra nera di una fanciulla in meditazione. È acefala, come certi sapienti vedici la cui testa, si tramanda, esplodeva in mille pezzi davanti a enigmi sacrificali irresolubili.

Il lettore occidentale certo non arriva a tanto, ma una leggera emicrania o una vertigine può coglierlo quando legge nello Satapatha Brahmana, trattato rituale che risale all’ottavo secolo prima di Cristo, di come gli Dei all’inizio dei tempi strapparono la pelle agli uomini per rivestirne le vacche: «Se si vuole risalire alle origini, questo è dunque lo stato naturale dell’uomo: lo Scorticato, come negli atlanti cinquecenteschi di anatomia».

Le due immagini – la tavola anatomica rinascimentale e la fanciulla senza testa – sembrano agglutinarsi a comporne una terza, certo cara a Calasso: l’uomo vitruviano decapitato di André Masson che figurava sul frontespizio della rivista Acéphale, dove sul finire degli anni Trenta Georges Bataille, Pierre Klossowski e Roger Caillois ragionarono di molte cose, ma soprattutto di Nietzsche e del sacrificio. Nietzsche e il sacrificio, appunto: il fuso e la rocca da cui Calasso va svolgendo il filo della sua opera fin dagli esordi di Monologo fatale.

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Written by unpopperuno

novembre 11, 2010 at 9:57 am

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