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Il blog di Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Woody Allen

La fiera dei palloni gonfiati (e la necessità della stroncatura)

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macysDei morti non si dice che bene, e già questa dovrebbe valere come ragione insormontabile a difesa della stroncatura: la sua assenza è il segno certo di una cultura cimiteriale. L’altro corno del dilemma è se, riconosciuta ai libri la dignità di creature viventi, la stroncatura non abbia appunto il potere di ucciderli, e se questo non sia in fin dei conti un infierire sugli inermi. Che danno potrà mai fare, un libro malnato?

La questione non è nuova, e sui giornali americani si torna a parlarne. Ha cominciato a giugno, sul New York Times, il critico e poeta australiano Clive James, lamentando che la cultura letteraria statunitense fosse troppo beneducata, e che si dovesse importarvi un’oncia della rudezza del costume britannico, dove la recensione negativa è praticata come uno sport duro e leale. Ne ha ripreso il filo qualche giorno fa Lee Siegel sul New Yorker, invitando a seppellire l’ascia di guerra. La sua, più che un’esposizione di ragioni, è un’agnizione da eroe tragico: si è costruito una fama infilzando libri altrui, lo confessa in esordio, e ora che è passato all’altro fronte, diventando scrittore, la vista di quella scia di cadaveri gli causa turbamento e ribrezzo. L’atto di scrivere è una lotta che l’autore ingaggia con la propria mortalità, mettendovi tutto sé stesso, e allora perché accanirsi? Isaac Chotiner, su The New Republic, ha avuto facile gioco nel ricordargli che anche il lettore è mortale, e il critico può evitargli di perdere ore preziose dietro libri sciocchi e vani. Aggiungeremmo che la scena letteraria di ogni paese ricorda il raduno annuale degli scemi del villaggio in Amore e guerra di Woody Allen: una fiera affollata di lunatici adescatori e attaccabottoni, ciascuno persuaso di essere Napoleone o poco meno, ciascuno pronto ad acciuffarti per la manica nella certezza che la sua storia meriti giorni di vita e di attenzione. Lo stroncatore è l’amico più scaltro che ti preserva da incontri spiacevoli. Leggi il seguito di questo post »

Freud contro Lacan (e Allen contro tutti)

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Ho un sogno mostruosamente proibito, e non avendo né uno psicoanalista né un confessore mi affido alla cura d’anime dei lettori del Foglio. Ricordate la scena di Io e Annie in cui Woody Allen, in coda per il cinema, si ritrova davanti un massmediologo petulante che sproloquia su Marshall McLuhan? Da dietro un tabellone, per incanto, sbuca proprio McLuhan a sbugiardarlo: “Lei non sa niente del mio lavoro. Come sia arrivato a tenere un corso alla Columbia è cosa che desta meraviglia”. Ecco, ho sempre sognato che in uno dei seminari di Jacques Lacan a un certo punto spuntasse Sigmund Freud in persona, o più verosimilmente il suo fantasma vendicatore, ed esclamasse: “Lei non sa niente del mio lavoro. Le sue speculazioni sull’‘objet petit a’ o sul fallo come ‘radice di meno uno’ sono ciarlatanerie, i suoi calembour pedanti fanno ridere i polli. E poi, se lo faccia dire, lei scrive davvero uno schifo. Come abbia potuto metter su una baracca simile e chiamarla École freudienne è cosa che desta meraviglia, o meglio la desterebbe se non fosse che siamo a Parigi”. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

luglio 16, 2012 at 11:49 am

Il pellegrino ipocondriaco

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Ad averci i soldi, tanti soldi, correrei a comprare i diritti cinematografici di un libro appena uscito. State a sentire che bella favola: c’era una volta un trentenne ipocondriaco, rimuginante sull’infinita vanità del tutto, che si mise a bussare alla porta delle religioni più varie in cerca di salvezza e di consolazione. “Ma questo film l’abbiamo già visto!”, diranno i miei lettori. “È quello dove Woody Allen, convinto di avere un tumore al cervello, prova a farsi cattolico (senza fortuna), poi Hare Krishna, attratto dall’idea della reincarnazione, ma vuole garanzie che non tornerà in terra come alce o armadillo”. E invece no che non l’avete visto: è un altro film. Scordatevi Allen, e fate conto che a compiere il giro di consultazioni spirituali sia il buon avvocato della Signorina Felicita di Gozzano, anzi il suo capovolgimento perfetto: lì c’era uno spirito corroso dallo spleen che vedeva come un miraggio irraggiungibile la dolcezza della vita semplice; qui c’è un timido eroe che alle felicità crepuscolari pare predestinato per natura e per indole, se non fosse che si è messo in testa che deve fare il letterato, e che il letterato ha da essere inquieto: per lui, il gozzaniano “quello che fingo d’essere e non sono” funziona esattamente alla rovescia. La sua saggia Signorina Felicita, capace di domare le chimere letterarie prima che lo sbranino, l’ha pure trovata, e sposata. Com’è finito allora a fare il giro delle sette chiese, anzi settanta volte sette? Cosa lo ha spinto a setacciare tutta Roma in cerca di santi, santini e santoni? Perché tutti (o quasi) li ha provati. Gli Hare Krishna (non quelli di Central Park, quelli di piazza Navona), che gli hanno dato la sensazione inebriante di essere “uno splendido, puro, inoffensivo deficiente”; dei neopagani in odore di tradizionalismo evoliano, da cui si defila alquanto turbato; dei cordialissimi raeliani, il cui simbolo, che infrange tutte le sacre tavole del marketing (una svastica inscritta nella stella di David), testimonia se non altro una cristallina buonafede; dei liberi pensatori paranoici, più settari dei settari; degli evangelici sospettamente pragmatici. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

giugno 3, 2012 at 2:55 pm

Filologia Alleniana/2. Traduzioni fedeli per coppie infedeli

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La maledizione di Babele, la confusione delle lingue, si è abbattuta su tutti gli usi della parola, ma si è accanita con più ferocia su alcuni: tra questi, forse nessuno ne è uscito malconcio come il motto di spirito. Per un umorista, constatare che le proprie battute sono intraducibili equivale a scoprire su di sé i segni certi della cacciata dall’Eden; ma quando un Witz si lascia traghettare con agio da una lingua all’altra, ecco che spira per qualche istante miracoloso l’euforia pentecostale di chi crede di aver riacciuffato la lingua parlata da Adamo prima della Caduta.

Nelle mie vesti di fondatore di una disciplina orgogliosamente inutile, la Filologia Alleniana, mi preme illustrarvi un caso di lingua adamitica parzialmente recuperata che compare in una delle opere maggiori del Maestro, Io e Annie (Annie Hall, 1977). Si tratta di un dialogo domestico tra Alvy (Woody Allen) e Annie (Diane Keaton) dopo che questa è rincasata dalla sua prima seduta di psicoanalisi:

Annie: Well, she said that I should probably come five times a week. And you know something? I don’t think I mind analysis at all. The only question is, ‘Will it change my wife?’
Alvy: Will it change your wife?
Annie: Will it change my life?
Alvy: Yeah, but you said, ‘Will it change my wife?’
Annie: No I didn’t. I said, ‘Will it change my life, Alvy?’
Alvy: (to audience) She said, ‘Will it change my wife?’ You heard that, because you were there. So I’m not crazy. Leggi il seguito di questo post »

Written by am

marzo 5, 2010 at 7:59 pm

Appunti per un’Orestiade Alleniana

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Appena ho saputo che Oreste Lionello se n’era andato, confesso, la mia mente è corsa alla fatale domanda, che mi era già balenata decine di volte quand’era ancora in vita: chi doppierà, d’ora in poi, Woody Allen? Chi non ha pensato lo stesso, scagli la prima pietra.

A tal punto mi sono affezionato al doppiaggio di Lionello che nelle mie maratone alleniane mi piace tuttora alternare le versioni originali a quelle italiane. E compararle; perché sono vistosamente diverse, come dimostra un semplice esercizio di collazione. Non si tratta, badate, di discrepanze banali dovute all’esigenza di volgere nella nostra lingua battute intraducibili o frasi idiomatiche: c’è molto di più, e di più interessante.

Invoco pertanto da questa tribuna la fondazione di una cattedra di Filologia Alleniana, che sappia sviscerare la questione come merita; e nel frattempo, nel mio piccolo, faccio quel che posso – cioè, nientemeno, porre le basi della erigenda disciplina. Le divergenze, mi pare, si possono raggruppare in tre grandi famiglie. Leggi il seguito di questo post »

Written by unpopperuno

febbraio 24, 2009 at 4:31 pm

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